Categoria: Leggi regionali

Un nuovo modello di gestione delle terre di uso civico nella recente legge sui distretti rurali della Regione Abruzzo. L.R. 9 giugno 2015, n. 14

La Regione Abruzzo ha pubblicato alla fine dello scorso giugno la sua nuova legge circa l’istituzione dei distretti rurali. Questi sono definiti all’articolo 2 come “sistemi locali caratterizzati da identità storiche e territoriali omogenee” derivanti dalla particolare “integrazione” tra attività agricole, artigianali e turistiche, nonché di produzione di beni e servizi “coerenti con storia e vocazioni naturali del territorio”. I distretti saranno riconosciuti dalla Giunta regionale al termine di un procedimento che parte con l’istituzione di un comitato promotore, costituito tra enti locali e soggetti privati presenti con attività produttive nel territorio considerato. Ogni distretto sarà poi destinatario di un apposito piano adottato dalla Regione, i cui contenuti sono stabiliti dall’articolo 6 della legge nel segno della sostenibilità ambientale e della conservazione dei valori paesaggistici del territorio.

In quest’ambito, l’articolo 9 sostituisce integralmente l’articolo 16 della Legge regionale 3 marzo 1988 numero 25 (Norme in materia di usi civici e gestione delle terre civiche – esercizio delle funzioni amministrative).
Il nuovo testo dispone per le sole terre civiche di categoria a) (bosco e pascolo), stabilendo che esse sono gestite, oltre che dai Comuni e dalle Amministrazioni separate dei beni civici, attraverso “forme associative, consortili o contrattuali previste dal codice civile” promosse dai Comuni o dalle stesse ASBUC, cui possono partecipare anche gli altri proprietari pubblici e privati di beni agro-silvo-pastorali.
Una terza forma di gestione è quella della “concessione di utenza” delle terre civiche in favore di cooperative, consorzi, coltivatori diretti o imprenditori agricoli.
La prima forma di gestione, quella ordinaria dei Comuni o delle Amministrazioni separate, non ha bisogno di autorizzazione da parte dell’Amministrazione regionale. Tale autorizzazione è invece necessaria per la seconda forma organizzativa,  mentre la terza è sottoposta ad una diversa autorizzazione, rilasciata dallo stesso “servizio regionale” che, a norma dell’articolo 4 della legge, presiede alla valutazione tecnica per l’individuazione dei distretti rurali.

La riforma dell’articolo 16 della legge numero 25 del 1988 esclude quindi la possibilità, prima prevista dalle lettere b) e c) del primo comma, di gestire terre civiche attraverso “aziende speciali di iniziativa dei Comuni, singoli o consorziati” come anche attraverso “convenzioni con società di capitali” partecipate dagli enti territoriali stessi.

L.R. 9 giugno 2015, n. 14

Regione Campania. Le linee di indirizzo per l’esercizio delle funzioni in materia di usi civici.

La Regione Campania ha deliberato il 23 febbraio 2015 delle “linee di indirizzo” per l’esercizio da parte dei Comuni delle funzioni in materia di usi civici.

Tali direttive sono esclusivamente orientate alla predisposizione, da parte degli enti esponenziali delle comunità titolari, dei regolamenti previsti dal r.d. 332/1928 per l’esercizio dei diritti di civico godimento. Nello specifico, le “linee di indirizzo” nulla dispongono – né lo potrebbero- sulla disciplina della legittimazione delle occupazioni abusive, né sull’affrancamento di usi civici su terre private.

Al di là di talune imprecisioni terminologiche, l’iniziativa è comunque apprezzabile se comparata alla tendenza contemporanea, partecipata da ultimo dalla Regione Toscana, alla predisposizione di statuti e regolamenti-tipo per gli enti di gestione della proprietà collettiva.  Strumenti, questi, che al contrario delle “linee di indirizzo” campane, privano di qualsiasi autonomia le comunità proprietarie.

DELIBERA_DELLA_GIUNTA_REGIONALE_DIP52_6_N_61_DEL_23_02_2015

Linee di indirizzo per l’esercizio delle funzioni in materia di usi civici

Regione Toscana. Il regolamento di attuazione della nuova legge sugli usi civici.

Emanato il 21 aprile, è stato pubblicato sul B.U. della Regione Toscana l’atteso regolamento di attuazione della l.r. 27 del 2014 (Disciplina dell’esercizio delle funzioni in materia di demanio collettivo civico e diritti di uso civico).

Il regolamento si occupa per buona parte della costituzione e degli organi degli enti esponenziali per la gestione del demanio civico, termine che la l.r. 27/2014 ha trasformato in definizione legislativa, dopo decenni di uso – non incontrastato- da parte della dottrina e della giurisprudenza. Seguendo un’impostazione fatta propria da altre Regioni (Piemonte, Marche), il regolamento detta uno statuto-tipo per detti enti.

Innovativa la disciplina della conciliazione stragiudiziale. Per il resto, il regolamento ripete un tradizionale errore: l’accertamento amministrativo regionale degli usi civici (e quindi del “demanio civico”) non diviene “definitivo” in caso di mancata opposizione dinanzi al Commissario per la Liquidazione degli usi civici. I diritti di proprietà possono essere conosciuti solo dal giudice: resta quindi sempre aperta al cittadino la possibilità di adire il Commissario perché accerti l’inesistenza degli usi civici sulla sua proprietà.

REGOLAMENTO L.R. 27 2014