Etichettato: proprietà collettive

La proprietà collettiva chiusa: una realtà da liquidare per la Corte di Cassazione? Cass. civ. Sez. II, Sentenza 20 novembre 2014 n. 24714

La Corte di cassazione manca con questa sentenza l’occasione di tracciare una distinzione tra il regime ordinario degli usi civici e quello proprio nelle singole realtà di proprietà collettiva cosiddette “chiuse”.

Questo il caso: nel 1995 una comunanza agraria cambia il proprio statuto, e stabilisce che i suoi terreni saranno aperti all’uso di tutti cittadini residenti nel suo territorio di riferimento. Si oppongono taluni utenti che, proprietari privati di fondi confinanti, ritengono che il titolo originario di proprietà collettiva ne limitasse l’uso esclusivamente a loro. Gli stessi, invece che ricorrere al giudice amministrativo contro la delibera di approvazione del nuovo statuto, presentano ricorso dinanzi al competente Commissario per la liquidazione degli usi civici, chiedendo che fosse da lui accertato e dichiarato il diritto di “proprietà collettiva di natura privata” dei beni intestati alla comunanza agraria. Il Commissario rigettò il ricorso, decisione che fu confermata in sede di reclamo dalla Corte d’appello di Roma. Questa ritenne che esulasse dalla propria competenza ogni decisione circa la legittimità dello statuto, e che pertanto non avesse rilevanza la domanda dei ricorrenti, i quali non contestavano l’esistenza dell’uso civico, ma solo la sua titolarità. Su tale questione soccorreva l’art. 1 della l. 1766 del 1927, secondo cui le terre delle associazioni agrarie seguono il regime degli usi civici delineato in generale dalla legge e pertanto, secondo quanto stabilito dall’art. 26 della stessa, devono ritenersi aperte all’uso di tutti i residenti.

La Corte, esaminando il primo motivo di ricorso, stabilisce che l’art. 26 della l.1766/1927, vietando la costituzione di nuove associazioni per il godimento promiscuo di terre, ha disposto che i terreni di uso civico delle associazioni siano aperti all’uso di tutti i cittadini del Comune o della frazione, salvo che si tratti di diritti spettanti “ a determinate classi di persone per disposizione speciale di leggi anteriori o per sentenza passata in giudicato”. La Corte soggiunge a quel punto che l’affrancazione in favore di tutti gli utenti ai sensi dell’art. 12 della l. n. 397 del 1894 non integri l’eccezione stabilita dall’art. 26 della l. n. 1766/1927.

Il punto è che l’affrancazione di quelle che la legge del 1894 chiamava “servitù” si traduceva nella creazione di una proprietà collettiva. L’argomento della Corte di Cassazione prova pertanto troppo: ogni proprietà collettiva nata dalla l. n. 397/1894 dovrebbe pertanto essere sostanzialmente liquidata, mercé l’apertura delle sue terre all’uso diffuso dei residenti. Una soluzione che presenta più di un dubbio di costituzionalità.

 

Cass. civ. Sez. II, Sent., 20-11-2014, n. 24714

 

Notte dei Ricercatori 2014. Sostenibilità e proprietà collettiva. Ferrara, Piazza Municipale, 26 settembre 2014 ore 21.00.

Le città universitarie di tutta Europa si animano domani sera, 26 settembre, con la Notte dei Ricercatori 2014, l’iniziativa di divulgazione finalizzata a mettere in contatto il grande pubblico – e sopratutto i giovani- con il mondo della ricerca.
Il tema di quest’anno è la sostenibilità.
La ricerca giuridica si occupa di sostenibilità in vario modo. Un tema importantissimo è ovviamente la proprietà collettiva, sia come proprietà diffusa che come proprietà agnatizia.
Ne parlerò in una lezione-dialogo dalle 21.00 alle 22.00 nella Piazza Municipale di Ferrara.
Potete scaricare l’intero programma della manifestazione.
Ulteriori notizie sulle iniziative della Notte dei Ricercatori 2014 sul link della Commissione Europea e su www.nottedeiricercatori.it.

Scade il 15 settembre il termine per i Comuni per comunicare i terreni di proprietà collettiva esenti dall’IMU.

Con il d.l. 24 aprile 2014 n. 66 è stata disposta l’esenzione dall’Imposta Municipale Unica (IMU) dei terreni di proprietà collettiva di pianura. Un provvedimento importante, che si ispira a due principi. Il primo: un’imposta patrimoniale su una proprietà inalienabile lede il principio di capacità contributiva ex art. 53 Cost. L’imposta patrimoniale non colpisce difatti il reddito prodotto dal bene, ma il suo valore. E’ apparso quindi gravemente iniquo imporre l’IMU a una proprietà il cui valore non potrà mai realizzarsi al proprietario, che non può oltretutto disfarsi del bene per sottrarsi all’imposta, al pari di qualsiasi proprietario privato. Il secondo: molte proprietà collettive erano già esenti dall’imposta perché insistenti su terreni di montagna, sempre esentati anche dall’ICI; si poneva quindi un problema di equo trattamento fiscale tra le due specie di proprietà collettiva.

Da qui la formulazione della norma (art. 4 comma 5 bis del d.l. 2 marzo 2012 n. 16), che esenta dall’IMU i “terreni a immutabile destinazione agro-silvo-pastorale a proprietà collettiva indivisibile e inusucapibile” i quali ” non ricadano in zone montane o di collina”. Il problema tecnico che si apriva era l’individuazione di detti terreni, in assenza di un censimento – da tempo auspicato- delle proprietà collettive italiane.

La norma introdotta con il d.l. 66/2014 rimandava in proposito a un decreto, che è stato emanato il 29 luglio dal Ministero dell’Economia. Il decreto   dispone una serie di adempimenti da effettuarsi in via telematica da parte dei Comuni sul cui territorio insistono le proprietà collettive e che conseguono la relativa perdita di gettito IMU, che deve essere posta in compensazione.

Il termine per gli stessi è fissato al 15 settembre prossimo.

 

La Corte Suprema del Canada decide oggi sulla proprietà ancestrale indigena

La Supreme Court of Canada dovrebbe emanare oggi, giovedì 26 giugno, il proprio verdetto a seguito di una controversia iniziata più di venticinque anni fa da alcune comunità aborigene sulla loro proprietà collettiva.

Una sentenza del 2007 della stessa Corte Suprema aveva riconosciuto alle First Nations la proprietà di tutte le terre sulle quali le singole comunità hanno avuto l’uso di cacciare, pescare, o comunque di mantenere attività organizzate. A questa visione si cerca di contrapporre un modello più ristretto di proprietà ancestrale, definito dai suoi detrattori “eurocentrico”, che limiterebbe la proprietà delle Nations alle sole aree di residenza permanente.

Di seguito alcuni link a articoli di stampa internazionali:

http://www.cbc.ca/news/canada/british-columbia/supreme-court-to-rule-on-tsilhqot-in-first-nation-land-title-claim-1.2688069

http://online.wsj.com/articles/canada-top-court-to-rule-on-aboriginal-property-rights-1403723926

Abrogata l’IMU per le proprietà collettive

Approvata ieri definitivamente alla Camera dei Deputati la legge di conversione del d.l. 24 aprile 2014, n. 66.

Il decreto modifica il comma 5 bis del d.l. 2 marzo 2012 n. 16 e per l’effetto esenta dall’IMU i terreni a ineliminabile destinazione agro silvo pastorale in proprietà collettiva inusucapibile e inalienabile anche in pianura o collina.

Come è noto, molte proprietà collettive erano già esenti dall’IMU in quanto insistenti su terreni di montagna. La norma riporta il sistema ad equità esentando anche le proprietà collettive di pianura.

E’ un risultato importante per la Consulta nazionale della Proprietà collettiva, per la quale ho predisposto degli studi  insieme all’avv. Trebeschi di Brescia.

Il tema fu poi sviluppato in un convegno tenutosi il  24 ottobre 2012 presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Ferrara e organizzato in collaborazione con il Consorzio Uomini di Massenzatica e al suo presidente, il dott. Carlo Ragazzi, con la partecipazione di Mario Bertolissi, Marco Greggi e la presidenza di Luigi Costato. Riassumerò in prossimi articoli la relazione che tenni in quell’occasione, che evidenziava i motivi di squilibrio del sistema di tassazione patrimoniale confrontando le ragioni della proprietà collettiva con quelle di altre esperienze di sussidiarietà da tempo esenti da simili tributi.