Etichettato: diritti di caccia

L’area comunale gravata da usi civici non può essere rivendicata dal Comune in via amministrativa, ma solo in via civile. T.A.R. Puglia Lecce Sez. I, Sent., 19-06-2014, n. 1524

Il T.A.R. Lecce stabilisce che la rivendica di terre di demanio civico deve essere fatta nel rito ordinario di cognizione, e dinanzi al giudice civile, e non in via di autotutela amministrativa, ex art. 823 secondo comma C.c., ipotesi limitata ai beni di demanio pubblico, come tassativamente elencati dall’art. 822.

Il fatto: una società esercita un ristorante  su un immobile del Comune, e riceve ordinanza di sgombero e di rimessa in pristino dei luoghi da parte dello stesso Comune, su istanza della Capitaneria di Porto, che afferma che l’area è di demanio marittimo. Il ricorrente allega numerosi motivi di illegittimità dell’atto impugnato e degli atti presupposti; tra questi, il più importante è quello che verrà poi accolto dal Collegio: l’area non è di demanio marittimo, ma è proprietà del Comune in quanto gravata da usi civici e assegnata per questo alla categoria A della l. 1766 del 1927.

La conseguenza è, a giudizio del ricorrente con tesi poi accolta dal T.A.R., che il Comune non aveva potere di recuperare l’area in autotutela amministrativa, ma poteva farlo solo con l’ordinaria rivendica in sede civile.

La sentenza ha un precedente nella pronuncia del Consiglio di Stato 28-01-2011, n. 653. In quella sede il Comune di Gallipoli aveva impugnato una concessione fatta dalla Capitaneria di Porto di quella che, a suo giudizio, non era area di demanio marittimo, ma di uso civico. Il Consiglio di Stato affermò la giurisdizione commissariale, essendo la questione relativa alla qualità demaniale civica presupposto necessario della decisione sulla legittimità della concessione.

Nel caso giudicato dal  T.A.R. Lecce la demanialità civica risulta definitivamente accertata dal Commissario con una sentenza del 1980, e non più discutibile. Non essendo contestabile la titolarità dell’area al Comune, la questione in giudizio si risolve, a giudizio del T.A.R., sulle legittime modalità di recupero dell’area, che deve avvenire nelle forme ordinarie della rivendica.

Va evidenziato che la proprietà comunale dell’area di uso civico può derivare solo dall’assegnazione a categoria. L’esistenza di usi civici esplica difatti effetti anche contro un acquisto per usucapione dell’area da parte dello stesso ente territoriale che se ne vedrebbe assegnata la proprietà all’esito della sentenza commissariale, per come si riscontra da ultimo in Cass. civ. Sez. II, Sent., 15-05-2012, n. 7564.

T.A.R. Puglia Lecce Sez. I, Sent., 19-06-2014, n. 1524

Supreme Court of Canada. Tsilhqot’in Nation v. British Columbia, 2014 SCC 44

Pubblichiamo la sentenza della Supreme Court of Canada emessa oggi, 26 giugno 2014,  che rappresenta una pietra miliare nel riconoscimento dei diritti di proprietà collettiva delle popolazioni indigene.

Questo il fatto: nel 1983 la Province del British Columbia concede a una ditta privata una vasta area spopolata per il taglio del legname da costruzione, tra le principali risorse dell’ovest canadese. La Nazione Tsilhqot’in si oppose in giudizio, chiedendo una dichiarazione giudiziale che inibisse lo sfruttamento commerciale della terra,e  ingaggiando una trattativa con il governo del B.C. che non portò a risultati. La domanda giudiziale fu quindi cambiata per comprendere anche il titolo di proprietà delle popolazioni aborigene sul territorio (“aboriginal title”).

La Corte Suprema del British Columbia respinse le pretese della Nazione Tsilhqot’in sull’ampio territorio rivendicato, adottando una nozione restrittiva di titolo originario di proprietà (“aboriginal title”). Questa impostazione prevedeva che potesse darsi come proprietà originaria solo quella terra che fosse stata usata intensivamente dagli antenati degli odierni pretendenti e perciò delimitata da confini ragionevolmente definibili al tempo dell’instaurazione della sovranità delle potenze europee (“a narrower test based on site-specific occupation requiring proof that the Aboriginal group’s ancestors intensively used a definite tract of land with reasonably defined boundaries at the time of European sovereignty..”).

Nella sentenza di oggi la Corte parte dagli stessi presupposti adoperati nella sua precedente giurisprudenza, per definirli in un senso più ampio. Secondo la Corte Suprema, il titolo originario di proprietà è accertato quando si è in presenza di un’occupazione “sufficient, continuous and exclusive”.

Il fulcro della sentenza è nella definizione della consistenza dell’occupazione sufficiente per il conseguimento del titolo di proprietà originario. Essa deve essere valutata a partire dalla cultura delle popolazioni aborigene e dalle loro pratiche, comparando le stesse “con sensibilità culturale” a quanto è richiesto per common law  per dare per costituito un titolo di proprietà sulla base di un’occupazione materiale della terra.

Applicando questo parametro, è evidente, a dire della Corte, che le popolazioni aborigene non hanno occupato solo i siti specifici ove hanno abitato, ma anche tutte le terre sulle quali usavano cacciare, pescare o di cui comunque sfruttavano le risorse naturali (“Occupation sufficient to ground Aboriginal title is not confined to specific sites of settlement but extends to tracts of land that were regularly used for hunting, fishing orotherwise exploiting resources and over which the group exercised effective control at the time of assertion of European sovereignty”).

Il punto, secondo la Corte, non è di diritto, ma di fatto: non esistendo una norma di common law che limiti alle sole aree di settlement la valida occupazione delle terre, abile a conseguire un titolo di proprietà si può cioè escludere per common law, il giudizio va condotto caso per caso dall’evidenza storica, verificando in concreto quali terre fossero continuamente usate dalle popolazioni e quali no.

Una volta stabilita l’estensione di queste terre, l’azione di governo può esercitarsi su di esse solo alla luce dell’art. 35  del Constitutional Act 1982. Per l’effetto, il Governo può limitare la proprietà indigena solo quando ciò è strettamente connesso al raggiungimento di finalità pubbliche, non può andare oltre quanto necessario nel farlo, e i benefici attesi devono essere superiori alla compressione dei diritti imposti alle comunità.

 

La Corte Suprema del Canada decide in favore della proprietà collettiva delle popolazioni aborigene.

Pochi minuti fa (alle 9:51 ora locale di Ottawa) la Corte Suprema del Canada ha deciso all’unanimità in favore di una lettura molto ampia del cd. “aboriginal title”, quindi riconoscendo la proprietà collettiva delle First Nations non solo sui terreni permanentemente o continuamente abitati in passato dalle popolazioni originarie, ma anche su quelli utilizzati saltuariamente o comunque secondo le stagioni per attività di caccia, pesca o raccolta.
La sentenza costituirà senza dubbio un precedente importante cui altre First Nations oggi esistente sul territorio canadese potranno appellarsi.
Appena possibile, pubblicheremo il testo della sentenza con un primo commento.

La Corte Suprema del Canada decide oggi sulla proprietà ancestrale indigena

La Supreme Court of Canada dovrebbe emanare oggi, giovedì 26 giugno, il proprio verdetto a seguito di una controversia iniziata più di venticinque anni fa da alcune comunità aborigene sulla loro proprietà collettiva.

Una sentenza del 2007 della stessa Corte Suprema aveva riconosciuto alle First Nations la proprietà di tutte le terre sulle quali le singole comunità hanno avuto l’uso di cacciare, pescare, o comunque di mantenere attività organizzate. A questa visione si cerca di contrapporre un modello più ristretto di proprietà ancestrale, definito dai suoi detrattori “eurocentrico”, che limiterebbe la proprietà delle Nations alle sole aree di residenza permanente.

Di seguito alcuni link a articoli di stampa internazionali:

http://www.cbc.ca/news/canada/british-columbia/supreme-court-to-rule-on-tsilhqot-in-first-nation-land-title-claim-1.2688069

http://online.wsj.com/articles/canada-top-court-to-rule-on-aboriginal-property-rights-1403723926