Etichettato: usi civici

XI Convegno sugli usi civici dell’Università dell’Aquila. La relazione di Vincenzo Cerulli Irelli

Il prof. Cerulli Irelli ritorna su un tema su cui ha studiato a lungo: la natura pubblica o privata del bene civico e del soggetto che lo gestisce.

Che la proprietà del bene oggetto di diritti civici sia pubblica, non è dubbio, ma non è parimenti dubbio che rappresenti un particolare tipo di proprietà pubblica, caratterizzata dalla inalienabilità, non usucapibilità e dal vincolo di destinazione. Proprietà demaniale, pertanto, che a volte è chiusa, come nelle esperienze del nord Italia, ristrette ai discendenti degli antichi legittimari, a volte è aperta, come nel caso dei demani civici meridionali.

Altra cosa è il regime del soggetto che non è titolare, ma solo gestore dei diritti civici. Questa è e deve essere privata, e costruita su una personalità giuridica di diritto privato, contrastando la tendenza delle Regioni a affidare ai Comuni la gestione delle terre civiche, con norme e statuti che espropriano di fatto le popolazioni titolari dei loro diritti.

Un compito per il legislatore e un compito per il giurista: al primo quello di disciplinare effettivamente un lato importante dell’ordinamento civile dello Stato, al secondo quello di rielaborare le proprie categorie.

XI Convegno sugli usi civici dell’Università dell’Aquila. Loredana Giani: Usi civici, commons e bene comune.

La Prof.ssa Loredana Giani, ordinaria di diritto amministrativo nell’Università dell’Aquila, ha tenuto una relazione sui rapporti tra la nozione dei “commons” propria del gergo tecnico della moderna economia politica (Hardin, Ostrom), la disciplina degli usi civici dell’ordinamento italiano e il largo favore per la dizione di “beni comuni”, così largamente presente nel discorso giuridico attuale.

La relazione ha ben evidenziato la non coincidenza di queste tre definizioni. La terminologia economica individua infatti realtà di utilizzo comune di risorse naturali scarse, che potrebbero estinguersi radicalmente se lasciate all’uso aperto e indiscriminato di chiunque. Altra cosa è desumere da questo stato di cose una disciplina, un ordinamento giuridico, quale dovrebbe essere quello dei “beni comuni”. Un’operazione resa difficoltosa dall’unico criterio strutturale sul quale sembra costruita la categoria: la naturale capacità di un bene a essere utilizzato da tutti, su cui in genere si fonda l’idea disciplinare per cui non siano leciti atti di appropriazione da parte dei singoli, nello schema delle enclosures inglesi.

Ancora diversa la realtà degli usi civici, che non sono commons nel senso economico del termine, né beni comuni nel senso in cui questa nozione viene usualmente adoperata.

XI Convegno sugli usi civici dell’Università dell’Aquila. La relazione di Pietro Rescigno.

La relazione del Prof. Rescigno si centra sul processo di continua ridefinizione della nozione di formazione sociale come soggetto di diritti e oggetto di tutela costituzionale. L’opera di distruzione delle comunità intermedie fatta  dal legislatore ottocentesco si arresta nei sistemi costituzionali attuali, ma ciò non significa che quell’opera non sia stata efficace. Da qui la necessità di individuare nuovamente le comunità intermedie, e da qui la lotta per l’affermazione di nuove idee e nuovi modelli di comunità. La famiglia, come primo esempio: formazione sociale dai contorni certi per il Costituente, oggi al centro di tensioni un tempo insospettate. Il sindacato, come secondo esempio: come distinguere tra i tanti sindacati quelli effettivamente legittimati a rappresentare la comunità dei lavoratori?

Le comunità titolari di diritti collettivi sono ancora più difficilmente definibili come formazioni sociali. Ciò che non si riesce a percepire in questa definizione è il vincolo con quell’insieme determinato di beni che costituiscono l’oggetto dei diritti di promiscuo godimento. Da qui la necessità di rifarsi a altri concetti del diritto civile: quello di azienda, ad esempio, come complesso di beni orientati a un determinato scopo, o quello di destinazione, e quello collegato di separazione del patrimonio in funzione di specifici fini.

Il ricorso alla categoria della “formazione sociale” non può quindi bastare a definire gli “usi civici” e la loro tutela costituzionale: da qui la sfida per il giurista di oggi.

Iniziato l’XI Convegno annuale del Centro Cervati dell’Università dell’Aquila. La relazione introduttiva di Fabrizio Marinelli.

L’undicesima edizione del Convegno annuale dell’Università dell’Aquila sugli usi civici è iniziata, dopo i saluti del Presidente della Corte d’Appello, del rappresentante del Comune dell’Aquila e del Presidente dell’Ordine degli Avvocati dell’Aquila, con la relazione di Fabrizio Marinelli, creatore del centro aquilano e suo direttore insieme a Fabrizio Politi.

Marinelli ribadisce come l’ingombrante tradizione romanista abbia reso assai difficoltosa  la comprensione da parte dei civilisti odierni della realtà dei diritti collettivi, relegati, prima che dalla legge dalla stessa dottrina ottocentesca, nel costrittivo nome di “uso civico”. Una tendenza cui corrisponde, solo per apparente paradosso, l’utilizzo senza limiti della categoria odierna dei “beni comuni”, estesa a sempre nuovi interessi, che poco o nulla hanno a che fare col regime dei beni.

Un contrasto che abbisogna, più che di una sintesi, di una più rigorosa opera di definizione degli assetti collettivi, che non possono più essere limitati nella stretta definizione della legge del 1927, ispirata dalla sua vocazione liquidatoria, ma che non possono essere per questo confusi in una definizione talmente generale da restare povera di significati specifici.

25 aprile 2015. Seminario sugli usi civici a Valmontone

Il Comune di Valmontone organizza un seminario sugli usi civici per il 25 aprile. All’iniziativa, che si avvale di un comitato scientifico di cui fanno parte Paolo Maddalena, Vincenzo Cerulli Irelli e Fabrizio Marinelli, parteciperanno studiosi e esponenti del mondo della proprietà collettiva.

Qui il programma 

Contrasto tra giudicati in materia di usi civici. Competenza funzionale del Commissario Cass. civ. Sez. Unite, Sent., 16-09-2014, n. 19474

Alcuni Comuni della Provincia di Trento citarono una A.S.U.C. per vedere accertata l’inesistenza di qualsiasi diritto di questa su una certa particella di terreno, intavolata ad essi sulla scorta di una sentenza della Corte d’Appello di Roma – Sezione Usi civici, passata in giudicato. La A.S.U.C. resistente ha preliminarmente eccepito il difetto di giurisdizione del giudice ordinario in favore di quella del Commissario agli usi civici sulla base di una precedente sentenza della Corte di Cassazione del 1933, che aveva accertato la titolarità della particella a una delle frazioni insistenti nel suo comprensorio.

Le SS.UU. riaffermano il loro consolidato orientamento giurisprudenziale confermando la giurisdizione commissariale, sulla base del fatto che le domande degli attori e le eccezioni della convenuta “comportano necessariamente la formazione del giudicato esterno implicito sulla giurisdizione del Commissario”, cui compete quindi anche la decisione sulle questioni pregiudiziali relative all’esistenza e alla latitudine dei giudicati invocati dalle parti.

Cass. civ. Sez. Unite, Sent., 16-09-2014, n. 19474

Il Commissario è competente per qualsiasi decisione che abbia la qualitas soli come presupposto, anche quando la demanialità civica non è contestata. Cass. civ. Sez. Unite, Ord., 16-09-2014, n. 19472

Un privato possiede dei terreni già dichiarati di uso civico per averli ricevuti dal suocero, assegnatario degli stessi all’esito di una ripartizione effettuata ai sensi del R.d. 332/1928. Successivamente, il Comune permuta questi terreni con altri di privati. Il possessore originario adisce la giustizia commissariale per vedere accertata, insieme alla natura demaniale civica, il suo precedente diritto fondato su di essa. Il Commissario ordina, con proprio decreto, la reintegra del ricorrente nel possesso dei terreni. I resistenti, che hanno ricevuto i terreni dal Comune per effetto della permuta, propongono regolamento di giurisdizione affermando la giurisdizione del giudice ordinario, poiché la controversia sarebbe tra privati e non coinvolgerebbe l’accertamento della natura demaniale civica del terreno, mai contestata.

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza qui riportata, afferma invece la giurisdizione del Commissario agli Usi civici, che è detto competente per tutte le questioni inerenti all’esercizio di un diritto civico da parte di un singolo utente.

Cass. civ. Sez. Unite, Ord., 16-09-2014, n. 19472

Cass. civ. Sez. II, Sent., 17-06-2014, n. 13771. La transazione avvenuta tra due comuni non è opponibile al comune successivamente ricostituito a partire dal territorio di uno di essi. E i diritti quesiti?

Il Comune di Micigliano fu soppresso nel 1928 e il suo territorio accorpato al Comune di Antrodoco. Già nel 1810 una sentenza della Commissione feudale aveva dichiarato come di demanio civico di Micigliano i monti e i boschi siti nel suo comprensorio rurale. Otto anni dopo l’incorporazione, il Comune di Antrodoco concludeva con il Comune di Rieti una transazione, con il rispetto di tutte le forme della legge del 1927, con cui riconosceva la piena e libera proprietà di quest’ultimo su un terreno conteso all’allora Comune di Micigliano da parte dei naturali di una frazione di Rieti, in cambio della realizzazione di una strada e della fornitura di acqua potabile.
Il Comune di Micigliano fu ricostituito nei suoi confini nel 1948 e quarant’anni più tardi adì il giudizio commissariale per essere reintegrato nel terreno di demanio civico ceduto a Rieti con la transazione del 1936. Il Commissario accolse la domanda del Comune di Micigliano, ma la sentenza fu integralmente riformata dalla Corte d’Appello di Roma, sezione usi civici, la quale affermò essere valida la transazione del 1936, che comunque avrebbe contemperato gli interessi tra le parti.

Il ricorso in Cassazione del Comune di Micigliano fu affidato a quattro motivi, nessuno dei quali è stato vagliato dalla Corte. Questa ha difatti deciso rilevando d’ufficio un precedente giudicato di Cassazione, intervenuto su una causa civile per il risarcimento per il taglio di un bosco. In questa sentenza la Corte ha stabilito che il provvedimento normativo di ricostituzione del Comune di Micigliano nei suoi confini del 1928 aveva riportato il bosco poi tagliato nella sua proprietà, e che pertanto il Comune di Rieti non poteva aver patito alcun danno. La sentenza in commento rileva l’esistenza di questo giudicato esterno per inferirne la ricostituzione di una proprietà del Comune di Micigliano sui terreni ceduti con la transazione del 1936.

La sentenza desta alcuni interrogativi. Allorché fu fatta la transazione, nel 1936, il Comune di Antrodoco era per legge l’ente rappresentativo dei naturali di Micigliano, titolari dei diritti su quel demanio civico prima corrispondente al territorio di un Comune, e successivamente al territorio di una frazione di un Comune più vasto. La Suprema Corte avrebbe dunque dovuto porsi la questione, pur ampiamente sollevata nel giudizio, della validità della transazione del 1936, ampiamente pregiudiziale alla tesi seguita. Se la si ritiene valida, essa ha fatto acquistare diritti non al Comune di Rieti come ente, ma come rappresentante dei suoi naturali e specificatamente di quelli della frazione di Vazia, che di quei terreni rivendicavano l’uso da tempo. Ciò avrebbe dovuto portare a una lettura conforme alla Costituzione (che tutela per definizione i diritti quesiti) del provvedimento legislativo che ha ricostituito il Comune di Micigliano, dal  quale si sarebbe dovuto escludere, di stretta conseguenza, il terreno oggetto di transazione.
Questa, d’altra parte, presentava un vizio che ha pesato sulla vicenda processuale: essa trasferiva la “piena e libera proprietà” del fondo da un comune all’altro, pur sotto lo strumento del “riconoscimento” di un diritto precedentemente esistente, laddove avrebbe dovuto riconoscere la demanialità civica del terreno a favore dei naturali di Rieti o di una sua frazione, per poi avviare la quotizzazione. Ipotizzando il terreno come tutto in categoria a (bosco e pascolo), lo stesso si sarebbe dovuto mantenere aperto agli usi degli abitanti, a norme dell’art. 26 della l. 1766/27.

Da qui un possibile argomento a favore della tesi della Cassazione: la transazione non avrebbe liquidato gli usi civici, trasferendo il terreno nel patrimonio del Comune, il quale avrebbe poi dovuto consentirli alla popolazione, ma questa volta sul titolo dato dalla legge, non dalla proprietà originaria e collettiva degli abitanti. Non avendolo fatto, la transazione del 1936 può essere intesa solo come un atto consensuale di regolazione dei confini comunali, come tale perfettamente revocabile negli effetti da una legge, non tacciabile a quel punto di incostituzionalità, perché non avrebbe inciso su alcun diritto quesito, individuale come collettivo.

Cass. civ. Sez. II, Sent., 17-06-2014, n. 13771 (giudizio demaniale)

Cass. civ. Sez. II, Sent., 21-03-2013, n. 7200  (precedente giudizio civile)

Usi civici. Terre nostre. Un documentario sulla proprietà collettiva al Festival delle Terre.

“Usi civici. Terre nostre” è il titolo di un documentario realizzato da Pino Iannelli e Concetta Fratto con la collaborazione dell’A.Pro.d.u.c.

Sarà presentato in versione integrale nella XX Riunione scientifica del Centro studi e documentazione sui demani civici e le proprietà collettive dell’Università di Trento, che si terrà il 20 e il 21 novembre 2014.

Una versione ridotta verrà proiettata nell’ambito della XI edizione del Festival delle Terre al Nuovo Cinema L’Aquila di Roma (Via L’Aquila 66) il 18 ottobre alle 17.00.

Il trailer del documentario è già disponibile su youtube.  Maggiori informazioni sul documentario sul sito del Festival delle Terre 2014.

Il Commissario agli Usi Civici è competente anche per l’annullamento delle delibere regionali di legittimazione. Cass. civ. Sez. Unite, Ord., 07-05-2014, n. 9829

Le SS.UU. della Cassazione intervengono ancora sulla competenza funzionale del Commissario per la Liquidazione degli Usi Civici con l’ordinanza 07-05-2014, n. 9829, dopo la sentenza SS.UU. 22-12-2010, n. 25986 , per ribadire che appartiene alla giurisdizione esclusiva del Commissario per la Liquidazione degli Usi Civici ogni causa in cui l’accertamento della qualitas soli sia antecedente logico e necessario della decisione.

Il caso deciso dalle SS.UU. verte su una questione di estrema ricorrenza nella pratica: posto che appartiene alle Regioni la funzione amministrativa di gestione delle terre civiche, e che tra le stesse funzioni vi è quella di legittimare le occupazioni abusive, quale giudice è competente per dichiarare l’eventuale nullità di simili provvedimenti?

Malgrado il provvedimento di legittimazione sia atto soggettivamente e oggettivamente amministrativo, la giurisdizione su di esso è del Commissario – secondo l’orientamento ormai consolidato delle SS.UU. – in quanto la domanda di annullamento contiene sempre in sé la domanda di accertamento della demanialità civica sul terreno considerato.

Cass. civ. Sez. Unite, Ord., 07-05-2014, n. 9829

Cass. civ. Sez. Unite, Sent., 22-12-2010, n. 25986