Etichettato: commissario usi civici

La cassazione ribadisce, dopo la Corte Costituzionale, che il commissario liquidatore può acquisire d’ufficio la prova della demanialità civica. Cass. civ. Sez. II, Sentenza 20 ottobre 2014 n. 22177

Pubblichiamo la sentenza con cui la Corte di Cassazione ha deciso il ricorso dopo l’ordinanza 11 febbraio 2014, n. 21 della Corte Costituzionale  con cui è stata dichiarata la legittimità,  pur a fronte della nuova formulazione dell’articolo 111 Cost., del potere del Commissario per la liquidazione gli usi civici di iniziare d’ufficio il procedimento innanzi a sé.
Nella fattispecie in esame, il Commissario per la liquidazione degli usi civici dell’Abruzzo aveva iniziato nel 1993 un procedimento d’ufficio per il riconoscimento della natura demaniale civica dei fondi siti nel Comune dell’Aquila e oggetto di occupazione da parte di un privato, su segnalazione di alcuni cittadini. Il privato propose appello dinanzi alla Corte d’appello di Roma, sezione specializzata usi civici, che lo rigettò, respingendo in via preliminare l’eccezione circa la nullità dell’intero processo perché iniziato d’ufficio dal commissario. Riprodotta questa questione in uno specifico motivo di ricorso per cassazione, la Corte sospese il giudizio sollevando questione di legittimità costituzionale poi risolta nel senso sopraddetto.
Riassunto il giudizio dinanzi a sé, la Corte di Cassazione respinge gli altri due motivi di ricorso, entrambi attinenti al principio dell’onere probatorio nel giudizio commissariale.

Con il primo, il ricorrente  evidenziava come l’unica verifica demaniale che si era tenuta per quel luogo, del 1941, doveva ritenersi priva di effetti perché mancante -a causa degli eventi bellici- dell’autorizzazione prevista dall’articolo 30 del rd. n. 332 del 1928. In particolare, tale verifica non risultava mai stata notificata agli interessati, e quindi priva della seppur minima presunzione di legittimità. Il tutto, proseguiva il ricorrente, in un territorio in cui non erano stati riscontrati demani civici in favore delle università nel cui territorio si trovavano i fondi oggetto del giudizio.  la loro natura demaniale non poteva pertanto presumersi, e in ogni caso – questo l’oggetto del secondo motivo di ricorso- l’attenuazione dell’onere della prova, generalmente accettata nel caso del giudizio commissariale, non poteva comportare che il Commissario si sostituisse in toto al Comune, totalmente inerte, nell’ istruzione probatoria.

La Cassazione ritiene questi motivi connessi, li esamina congiuntamente e li respinge perché  “considerata la particolare materia degli usi civici” il Commissario e, successivamente, la Corte d’appello, potevano ben porre a base della propria decisione risultanze la verifica demaniale del 1941, ancorché non valida nella sua sostanza di atto amministrativo, oltretutto considerando che  la decisione non conseguiva soltanto a tale verifica.

La corte conferma così il suo tradizionale orientamento, espresso da ultimo nella sentenza numero 6165 del 16 marzo 2007, per cui il commissario può acquisire d’ufficio la prova della demanialità civica (disponendo un’indagine storico documentale affidata ad un professionista particolarmente esperto nella materia)  come conseguenza del suo potere di iniziare d’ufficio l’intero procedimento.

Cass. civ. Sez. II, Sentenza 20 ottobre 2014, n. 22177

Il Commissario è competente per qualsiasi decisione che abbia la qualitas soli come presupposto, anche quando la demanialità civica non è contestata. Cass. civ. Sez. Unite, Ord., 16-09-2014, n. 19472

Un privato possiede dei terreni già dichiarati di uso civico per averli ricevuti dal suocero, assegnatario degli stessi all’esito di una ripartizione effettuata ai sensi del R.d. 332/1928. Successivamente, il Comune permuta questi terreni con altri di privati. Il possessore originario adisce la giustizia commissariale per vedere accertata, insieme alla natura demaniale civica, il suo precedente diritto fondato su di essa. Il Commissario ordina, con proprio decreto, la reintegra del ricorrente nel possesso dei terreni. I resistenti, che hanno ricevuto i terreni dal Comune per effetto della permuta, propongono regolamento di giurisdizione affermando la giurisdizione del giudice ordinario, poiché la controversia sarebbe tra privati e non coinvolgerebbe l’accertamento della natura demaniale civica del terreno, mai contestata.

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza qui riportata, afferma invece la giurisdizione del Commissario agli Usi civici, che è detto competente per tutte le questioni inerenti all’esercizio di un diritto civico da parte di un singolo utente.

Cass. civ. Sez. Unite, Ord., 16-09-2014, n. 19472

L’omologa della conciliazione in materia di usi civici spetta alla giurisdizione del Commissario agli usi civici, non alle Regioni. Cass. civ. Sez. Unite, Sent., 04-07-2014, n. 15300.

La Cassazione interviene a SS.UU. sulla giurisdizione in tema di omologa della conciliazione. Nel caso di specie, il Commissario per la Liquidazione degli Usi civici di Lazio, Umbria e Toscana aveva omologato una conciliazione intervenuta tra un’Università agraria e un privato, culminata nella cessione a questi del terreno da questi occupato da tempo. La conciliazione poneva fine a un giudizio iniziato dall’Università agraria, con ricorso che il privato aveva chiesto fosse dichiarato inammissibile, avendo egli già inoltrato istanza di alienazione a sé del terreno ai sensi della Legge regionale del Lazio n. 1/86.

La Regione Lazio, dinanzi alla conciliazione omologata ex art. 29 5° comma della L. 1766/1927 riteneva che la domanda di conciliazione avrebbe dovuto esserle trasmessa, perché potesse provvedere appunto ai sensi della propria legge (n.1/86). Il Commissario, riaffermata la propria giurisdizione, omologava la conciliazione ai sensi dell’art. 29 l. 1766/27 e dichiarava conseguentemente che il terreno in questione cessava di appartenere all’Università agraria.

La parte privata della conciliazione proponeva quindi ricorso ex art. 111 della Costituzione, deducendo il difetto di giurisdizione del Commissario a pronunciarsi sulla conciliazione tra le parti ove non fosse mai stata in questione la qualitas soli che, come nel caso di specie, era pacificamente ritenuta da tutti di demanio collettivo.

La Corte rigetta il ricorso, sul rilievo per cui il gravame avrebbe dovuto essere proposto in appello, essendo l’omologa della conciliazione demandata dalla legge al Commissario come unico soggetto chiamato a conoscere della qualitas soli la quale, anche quando non contestata, si pone come un antecedente logico-giuridico della decisione.

In questi termini, la Corte riafferma l’esclusività della giurisdizione del commissario in materia di diritti reali pur dinanzi a provvedimenti di legge regionale, ormai trentennali, che riserva alla competenza dell’amministrazione l’autorizzazione all’alienazione dei beni di demanio civico. Giova ricordare come fosse la stessa Corte di Cassazione a sostenere venti anni fa (nn. 858-862/1994; SS.UU. 2131/94) la tesi per cui, con la delega alle Regioni delle funzioni amministrative in materia di usi civici, alle stesse doveva competere in esclusiva il potere di adire il giudizio commissariale, orientamento che si è poi scontrato con la pronuncia della Corte Costituzionale n. 46 del 1995.

Cass. civ. Sez. Unite, Sent., 04-07-2014, n. 15300

Incostituzionale la nuova legge regionale della Sardegna sugli Usi civici

Con sentenza n. 210, depositata lo scorso 18 luglio, la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale  dell’art. 1 della  legge regionale della Sardegna n. 19/2013 che conferiva una indiscriminata potestà ai comuni di dichiarare non più esistenti gli usi civici sul proprio territorio.

Definita da molte associazioni ambientaliste come  un nuovo “editto delle chiudende”, la legge è giudicata incostituzionale perché non prevede l’obbligo di previa informazione allo Stato  dei piani straordinari di accertamento demaniale previsti dalla stessa legge, sottraendo quindi alla competenza dello Stato l’apposizione di nuovi vincoli di tutela del paesaggio sostitutivi dei vincoli di destinazione dei terreni soggetti a uso civico.

L’ulteriore profilo di incostituzionalità della norma, molto importante, e quello per cui la legge dava  la possibilità ai comuni di “attuare”  delle transazioni giurisdizionali circa gli usi civici, invece della semplice possibilità di proporre tali transazioni  le quali, trattandosi di diritti collettivi, non possono semplicemente essere disposte per accordo tra gli enti esponenziali delle collettività e i titolari di interessi contrapposti, ma devono essere disposte dal giudice naturale precostituito per legge, il Commissario  per la liquidazione degli usi civici competente per territorio.

Proprio su questo profilo  si era centrato l’intervento in giudizio del Consorzio Uomini di Massenzatica,  da me rappresentato:  la legge regionale sarda, oltre che per i motivi rappresentati nel ricorso della Presidenza del Consiglio dei Ministri del 10 ottobre 2013 ,  avrebbe dovuto essere dichiarata incostituzionale per la fondamentale violazioni dell’art.25 della Costituzione,  attribuendo alla competenza di un ente amministrativo come il Comune una funzione giurisdizionale, l’accertamento di diritti reali collettivi.

La sentenza rappresenta un ulteriore passo avanti nella tutela dei diritti di civico godimento che  trovano ora anche nella giurisprudenza del giudice delle leggi riconoscimento come principale strumento di tutela paesaggistico ambientale.

 

 

T.A.R. Lazio Roma Sez. I ter, Sent., 26-03-2014, n. 3360. Il giudice amministrativo può conoscere qualsiasi questione diversa dall’accertamento della qualitas soli.

Il T.A.R. Lazio, sezione I ter, afferma, sulla base di consolidata giurisprudenza, la giurisdizione del giudice amministrativo su tutte le questioni in materia di usi civici non riguardanti l’accertamento della qualitas soli, di attribuzione esclusiva del Commissario agli Usi civici.
La cognizione del giudice amministrativo, tuttavia, non può estendersi oltre il profilo della legittimità dell’atto, nella specie la legittimazione dell’occupazione da parte di un privato di un terreno di demanio civico di un comune.

T.A.R. Lazio Roma Sez. I ter, Sent., 26-03-2014, n. 3360