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Confermata l’esenzione IMU per i terreni di proprietà collettiva di collina o pianura.

La Camera ha approvato nella seduta mattutina di oggi il decreto-legge n. 4 del 2015 (Misure urgenti in materia di esenzione IMU), nella versione proveniente dal Senato, senza apporre ulteriori emendamenti.
L’imposta municipale unica viene quindi estesa ai terreni agricoli, con una scelta assai contestata e che non mancherà di provocare ulteriori polemiche. L’IMU, in quanto imposta puramente patrimoniale, colpirà indiscriminatamente tanto i terreni incolti quanto quelli produttivi, e tanto quelli messi effettivamente a coltura, quanto quelli che, per la perdurante crisi del settore agricolo, non lo sono attualmente.
Nella sua versione originale, il decreto-legge prevedeva anche l’abolizione, per gli anni successivi al 2014, della esenzione dall’imposta per i terreni in proprietà collettiva non ricadenti in zone montane o di collina, introdotta con il decreto legge 24 aprile 2014 numero 66 (noto all’opinione pubblica per l’introduzione del bonus fiscale degli € 80 per i redditi bassi, che molti esponenti della maggioranza hanno detto che sarà finanziato proprio dall’IMU agricola).

Il testo approvato oggi in via definitiva rende l’esenzione dall’imposta priva di qualsiasi termine, riportando quindi in pieno vigore la disciplina dell’articolo quattro comma cinque bis del decreto-legge 2 marzo 2012 numero 16, come modificata dal decreto-legge 66 del 2014.

Deve essere tenuto presente che l’esenzione disposta nel 2014 faceva riferimento alla precedente disciplina dell’IMU che, in piena continuità a quanto già disposto fin dal 1992 con l’ICI, esentava totalmente dall’imposta tutti terreni posti sopra una data quota. Il decreto-legge n. 4 del 2015 dispone invece un’esenzione totale per i terreni collocati nei comuni “totalmente montani” e un’esenzione limitata a quelli posseduti o comunque condotti da coltivatori diretti per quelli posti in territori solo “parzialmente montani”.
In altri termini, il decreto-legge numero 66 del 2014 parificava le proprietà collettive di collina o pianura a un regime che i terreni in proprietà collettiva di montagna avevano all’epoca quanto alla loro quota, non quanto alla loro situazione giuridica di appartenenza. Oggi la lettera del decreto centra l’esenzione esclusivamente sulla titolarità collettiva del terreno a destinazione agro-silvo-pastorale: ritenere difatti che anche la proprietà collettiva debba soggiacere alla distinzione tra comuni “totalmente” e “parzialmente” montani in proprietà collettiva equivarrebbe a ribaltare, senza alcuna ragione e fuori da qualsiasi principio di equità contributiva, la situazione di partenza e sfavorire la proprietà collettiva montana, prima sicuramente esente da tributo patrimoniale.

Di seguito il testo della norma come approvato dal Senato:

d.l. 4 2015 art. 1 comma 4

Torna l’IMU sulle proprietà collettive? L’intervento del governo sul d.l. 4/2015 dinanzi la Commissione Finanze del Senato. 12 febbraio 2015

Il D.L. 24 gennaio 2015 n. 4, come detto in un precedente articolo, nel riformulare l’intera disciplina dell’Imu sui terreni montani, elimina alla radice l’esenzione per i terreni in proprietà collettiva, anche di pianura, disposta ad aprile 2014.

Il provvedimento è ora all’esame del Senato, presso la VI Commissione permanente – Finanze e Tesoro.

La Commissione ha ascoltato il 12 febbraio scorso il Sottosegretario Zanetti, che è così intervenuto sul tema dei terreni di proprietà collettiva (le evidenziazioni sono nostre):

“In merito alla esenzione per i terreni a immutabile destinazione agro-silvo-pastorale a proprietà collettiva per il 2015, pur prevista per l’anno precedente, il Sottosegretario osserva che la configurazione giuridica di detti terreni presenta dei lati di dubbia definizione e tale circostanza è stata confermata anche nel momento in cui si è dovuto procedere al reperimento dei dati inerenti i terreni in discorso, poiché la gran parte dei comuni e delle regioni ha avuto considerevoli difficoltà di comunicazione dei dati richiesti per la quantificazione delle somme da attribuire ai comuni in funzione della perdita del relativo gettito.

Sottolinea che l’esenzione dall’IMU di terreni a immutabile destinazione agro-silvo-pastorale a proprietà collettiva mal si attaglia non solo al concetto di area svantaggiata ma anche alla natura dell’IMU che è un’imposta sul patrimonio e, come tale, dovrebbe colpire tutte le relative manifestazioni, in cui rientrano senz’altro i terreni a proprietà collettiva.

Per quanto concerne la mancanza di dati nella relazione tecnica, precisa che non è stato quantificato alcun effetto poiché l’esenzione prevista per il solo anno 2014 viene ristorata ai comuni interessati con l’utilizzo dello stanziamento già previsto ai sensi della precedente normativa. Alla luce del nuovo regime di esenzione dei terreni disposto dal decreto-legge in titolo gli effetti negativi dell’esenzione per i terreni a immutabile destinazione agro-silvo-pastorale a proprietà collettiva indivisibile e inusucapibile nei comuni non esenti può essere stimata in circa 3 milioni di euro annui sulla base dei dati forniti dagli stessi comuni con la procedura indicata nel decreto del Direttore Generale delle Finanze del 29 luglio 2014.”

Parole che rivelano incapacità di comprendere il fenomeno della proprietà collettiva e che spingono conseguentemente a alcune precisazioni.

1. La configurazione giuridica dei terreni di proprietà collettiva non presenta alcun lato “di dubbia definizione”. Al contrario, essa è perfettamente definita nelle caratteristiche della inalienabilità e indivisibilità della proprietà tra i soggetti che fanno particella collettività titolare del diritto. Come è noto, le proprietà collettive vengono dall’ordinamento medievale e vengono riconosciute dal nostro ordinamento costituzionale per tali. Nessuno può costituire oggi nuove proprietà collettive e pertanto nessuno fuori da quelle esistenti, venendo alle giuste preoccupazioni del Governo, potrebbe avvantaggiarsi dell’esenzione.

2. Le proprietà collettive non devono essere esentate in quanto “aree svantaggiate”, ma in quanto proprietà inalienabili. Un’imposta sul patrimonio colpisce il valore economico dei beni calcolato in astratto e indipendentemente dal reddito che il bene stesso produce. Ciò è particolarmente vero per l’IMU, che colpisce già oggi, quindi prima del d.l. 4/2015, immobili sfitti e terreni dichiarati edificabili, ma che in fatto non lo sono e che quindi non producono alcun reddito o ne producono uno assai inferiore all’importo del tributo. La legittimità costituzionale dell’IMU riposa qui sull’alienabilità del bene colpito: quel valore che viene tassato oggi in astratto può essere realizzato – sempre in astratto- con la vendita. Sempre in astratto, il proprietario privato che vede inciso il suo patrimonio dal peso fiscale di un bene che non gli produce redditi sufficienti per farvi fronte può liberarsi del peso dell’imposta vendendo il bene.
Nulla di tutto ciò per la proprietà collettiva: la collettività titolare non può venderla, né dividerla tra i soggetti partecipanti. Applicando l’IMU a quella che non è una modalità diversa di presentazione della proprietà privata, ma un altro genere di proprietà, si crea un peso fiscale su un patrimonio il cui valore non potrà mai essere capitalizzato e di cui il proprietario non potrà mai privarsi.

3. Il fatto che Regioni e Comuni abbiano avuto difficoltà nel comunicare i dati sulla proprietà collettiva non dovrebbe stupire, ma solo spingere il Governo a un censimento ufficiale di queste realtà, che viene chiesto da molti decenni.

Qui il resoconto della seduta del 12 febbraio e il documento presentato nell’audizione informale del Presidente della Consulta nazionale della Proprietà collettiva, dott. Michele Filippini, nella seduta del 10 febbraio 2015.

senato.it – Legislatura 17ª – 6ª Commissione permanente – Resoconto sommario n. 177 del 12:02:2015

Intervento_Filippini_10_febbraio

Scade il 15 settembre il termine per i Comuni per comunicare i terreni di proprietà collettiva esenti dall’IMU.

Con il d.l. 24 aprile 2014 n. 66 è stata disposta l’esenzione dall’Imposta Municipale Unica (IMU) dei terreni di proprietà collettiva di pianura. Un provvedimento importante, che si ispira a due principi. Il primo: un’imposta patrimoniale su una proprietà inalienabile lede il principio di capacità contributiva ex art. 53 Cost. L’imposta patrimoniale non colpisce difatti il reddito prodotto dal bene, ma il suo valore. E’ apparso quindi gravemente iniquo imporre l’IMU a una proprietà il cui valore non potrà mai realizzarsi al proprietario, che non può oltretutto disfarsi del bene per sottrarsi all’imposta, al pari di qualsiasi proprietario privato. Il secondo: molte proprietà collettive erano già esenti dall’imposta perché insistenti su terreni di montagna, sempre esentati anche dall’ICI; si poneva quindi un problema di equo trattamento fiscale tra le due specie di proprietà collettiva.

Da qui la formulazione della norma (art. 4 comma 5 bis del d.l. 2 marzo 2012 n. 16), che esenta dall’IMU i “terreni a immutabile destinazione agro-silvo-pastorale a proprietà collettiva indivisibile e inusucapibile” i quali ” non ricadano in zone montane o di collina”. Il problema tecnico che si apriva era l’individuazione di detti terreni, in assenza di un censimento – da tempo auspicato- delle proprietà collettive italiane.

La norma introdotta con il d.l. 66/2014 rimandava in proposito a un decreto, che è stato emanato il 29 luglio dal Ministero dell’Economia. Il decreto   dispone una serie di adempimenti da effettuarsi in via telematica da parte dei Comuni sul cui territorio insistono le proprietà collettive e che conseguono la relativa perdita di gettito IMU, che deve essere posta in compensazione.

Il termine per gli stessi è fissato al 15 settembre prossimo.

 

Abrogata l’IMU per le proprietà collettive

Approvata ieri definitivamente alla Camera dei Deputati la legge di conversione del d.l. 24 aprile 2014, n. 66.

Il decreto modifica il comma 5 bis del d.l. 2 marzo 2012 n. 16 e per l’effetto esenta dall’IMU i terreni a ineliminabile destinazione agro silvo pastorale in proprietà collettiva inusucapibile e inalienabile anche in pianura o collina.

Come è noto, molte proprietà collettive erano già esenti dall’IMU in quanto insistenti su terreni di montagna. La norma riporta il sistema ad equità esentando anche le proprietà collettive di pianura.

E’ un risultato importante per la Consulta nazionale della Proprietà collettiva, per la quale ho predisposto degli studi  insieme all’avv. Trebeschi di Brescia.

Il tema fu poi sviluppato in un convegno tenutosi il  24 ottobre 2012 presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Ferrara e organizzato in collaborazione con il Consorzio Uomini di Massenzatica e al suo presidente, il dott. Carlo Ragazzi, con la partecipazione di Mario Bertolissi, Marco Greggi e la presidenza di Luigi Costato. Riassumerò in prossimi articoli la relazione che tenni in quell’occasione, che evidenziava i motivi di squilibrio del sistema di tassazione patrimoniale confrontando le ragioni della proprietà collettiva con quelle di altre esperienze di sussidiarietà da tempo esenti da simili tributi.

 

Convegno IMU e proprietà collettive

Imu e proprietà collettiva

Un dibattito su sussidiarietà, fisco e capitale sociale.

Ferrara, 24 ottobre 2012Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Ferrara, Sala Consiliare, Corso Ercole I d’Este 44, ore 11.00.

 

Le proprietà collettive sono una tipica realtà del paesaggio italiano. Molte tra le più importanti sono in Emilia Romagna e talune in Provincia di Ferrara.

Esse costituiscono un modello originale di produzione e distribuzione sociale di ricchezza, oltre che un  mezzo efficacissimo di tutela ambientale. Una realtà complessa e delicata, la cui esistenza può essere oggi messa a rischio da un’imposta come l’IMU.

L’IMU è un’imposta patrimoniale: colpisce i beni immobili sul presupposto astratto che tutti siano capaci di produrre reddito e che siano alienabili. L’oggetto dell’ imposizione è infatti il valore capitalizzato che si  può astrattamente realizzare con la vendita; l’alienazione del bene è poi l’unico modo per il proprietario di liberarsi dal peso fiscale di una proprietà che non gli dà sufficiente reddito per pagare l’imposta.

La proprietà collettiva è però indivisibile, inalienabile, insuscettibile di esecuzione forzata, immutabile nella sua destinazione agro silvo pastorale. Da qui l’incompatibilità con il regime attuale dell’IMU e la necessità di un regime di esenzione, giustificato da più motivi.

La proprietà collettiva realizza difatti quelle dinamiche di sussidiarietà che garantiscono ad altre situazioni l’esenzione dall’imposta; è un efficacissimo mezzo di tutela ambientale; crea capitale sociale legando gli appartenenti di una comunità a territori che altrimenti sarebbero spopolati da tempo.

Presiede il Prof. Luigi Costato, Emerito dell’Università di Ferrara, Consigliere dell’Accademia dei Georgofili di Firenze, Presidente dell’Accademia dei Concordi di Rovigo.

Relatori:

Prof. Avv. Mario Bertolissi, Ordinario di Diritto Costituzionale nell’Università di Padova, Vicepresidente del Consiglio di sorveglianza di Intesa S. Paolo s.p.a.

La sussidiarietà in campo fiscale.

Dott. Amedeo Postiglione, Presidente emerito di Sezione della Corte di Cassazione, ICEF – International Court of the Environment Foundation

Proprietà collettive e tutela ambientale.

Prof. Fabrizio Marinelli, Ordinario di Diritto privato nell’Università dell’Aquila, Direttore del Centro di Studi sulle proprietà collettive “Guido Cervati” dell’Università dell’Aquila.

Gli usi civici tra conservazione e valorizzazione.

Prof. Marco Greggi, Associato di Diritto Tributario  nell’Università di Ferrara

Imponibile e soggettività passiva nell’IMU. Per una interpretazione costituzionalmente orientata del tributo.

Prof. Raffaele Volante, Associato di Storia del diritto medievale e moderno nell’Università di Ferrara, Corso di Usi civici e Beni Comuni

Proprietà collettiva e capitale sociale. Il caso del Consorzio Uomini di Massenzatica.

La partecipazione al Convegno, organizzato all’interno del corso di Usi civici e Beni comuni, è aperta e libera.

Il Convegno è realizzato con la collaborazione del C.U.M. – Consorzio Uomini di Massenzatica e della Camera civile Ferrarese.

E’ stato chiesto all’Ordine degli Avvocati di Ferrara il riconoscimento di tre crediti per la formazione professionale continua, in corso di riconoscimento.