Etichettato: Cassazione usi civici

La Cassazione ribadisce l’inammissibilità del ricorso diretto in Cassazione contro la sentenza del Commissario agli usi civici. Cass. civ. Sez. II, Sentenza 26 giugno 2015, n. 13299

In questa sentenza del giugno scorso la Corte di Cassazione ribadisce il divieto del ricorso diretto dinanzi a sé contro la sentenza commissariale nel giudizio concernente l’accertamento dei diritti di civico godimento.

Nella specie, la Società Autostrade s.p.a.  aveva visto dichiarare nulli gli atti di acquisto di taluni terreni insistenti nel Comune di Ceprano, di cui il Commissario dichiarava nella stessa sentenza la natura civica, al termine di un procedimento iniziato d’ufficio.

La sentenza commissariale era stata sì impugnata dalla società soccombente dinanzi alla Sezione specializzata Usi Civici della Corte d’appello di Roma, ma con un reclamo con il quale si chiedeva in via preliminare di dichiararsi la nullità della sentenza per violazione del principio costituzionale della terzietà del giudice. Una censura ricorrente, questa,  che è stata tuttavia più volte respinta dalla corte costituzionale, da ultimo con l’Ordinanza 11 febbraio 2014, n. 21
Sugli altri capi della sentenza la Società Autostrade ha proposto – pare di capire in parallelo con il reclamo in Corte d’appello- ricorso per cassazione. Il secondo motivo sarebbe stato di un qualche interesse: con esso la Società autostrade lamentava l’omesso esame da parte del Commissario sulla propria richiesta di pronunciarsi in merito alla definizione di un accordo conciliativo che comprendesse la definizione dell’ammontare dell’indennità di legittimazione (che la motivazione della sentenza di cassazione chiama erroneamente “di esproprio”).

La Corte dichiara il ricorso inammissibile perché svolto, sotto questo profilo, direttamente contro i capi della sentenza commissariale, ribadendo il suo tradizionale orientamento per cui il reclamo in Corte d’appello è l’unico mezzo di impugnazione previsto dalla legge n. 1766/27 e dalla (oggi abrogata) l. 10 luglio 1930 n. 1078 contro le sentenze del Commissario concernenti l’esistenza, natura ed estensione dei diritti di uso civico, mentre il ricorso in Cassazione può essere utilizzato ex art. 111 della Costituzione come rimedio straordinario solo contro le pronunce relative a provvedimenti “connessi, preliminari o consequenziali” a dette pronunce.

Cass. civ. Sez. II, Sentenza 26 giugno 2015, n. 13299

Il giudicato della sentenza commissariale comprende sempre l’accertamento della qualitas soli, indipendentemente dalla tutela richiesta con l’atto introduttivo. Cass. civ. Sez. II, Sentenza 15 giugno 2015, n. 12390

La corte di cassazione fa applicazione del suo tradizionale orientamento per meglio precisare i confini del giudicato sostanziale della sentenza del commissario liquidatore.
Il fatto: un privato risulta soccombente in un giudizio commissariale, ultimato con una sentenza della cassazione nel lontano 1957; a seguito di questa pronuncia, il comune viene immesso nel possesso del fondo gravato dai diritti di promiscuo godimento, individuato secondo talune particelle catastali.
Molti anni dopo, gli aventi causa citano il Comune in giudizio perché, a loro dire, esso si sarebbe impossessato di una superficie maggiore rispetto a quella oggetto di quel giudizio.

Il Comune si difese con l’eccezione di giudicato, che venne accolta tanto dal Tribunale adito in primo grado, quanto dalla Corte d’Appello.
L’attore ricorre in Cassazione, adducendo come motivo di ricorso quello per cui mentre la decisione del Commissario per la liquidazione degli usi civici che aveva originato il primo processo verteva in materia possessoria (essendo stato a lui chiesto da parte del Comune la reintegra nel possesso dei terreni che, occupati da privati all’epoca, erano risultati di demanio civico a una successiva verifica), la domanda che aveva iniziato l’attuale procedimento era di natura petitoria.
La Corte rileva come la sentenza della Corte d’Appello impugnata col ricorso aveva innanzitutto determinato che la lontana sentenza commissariale aveva accertato che anche i fondi che venivano rivendicati nel presente giudizio come di piena proprietà degli attori dovevano ritenersi in realtà compresi nel demanio civico gestito dal Comune, sulla base di una serie di rilievi e argomenti non più discutibili.
Essi quindi sono coperti dal giudicato fra le parti, visto che comunque la sentenza commissariale ha sempre un oggetto suo proprio, l’accertamento dell’esistenza della natura dei diritti di civico godimento su un determinato terreno, che è naturalmente prodromico a qualsiasi altra statuizione, di natura possessoria come petitoria.

Cass. civ. Sez. II, Sentenza 15 giugno 2015, n. 12390