In corso la Tappa a Poveglia

Usicivici/demanio/risorse è oggi a Poveglia, piccola isola della Laguna di Venezia che l’Agenzia del Demanio voleva vendere e che oggi non vuole concedere per sei anni all’Associazione Poveglia per tutti, crowdfunding fra cittadini di Venezia e non, costituitasi per partecipare alla gara per l’acquisto del diritto di superficie novantanovennale.
Maggiori dettagli su twitter @benicollettivi e

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@Povegliaxtutti

Poveglia per tutti. 27 settembre 2015: tappa a Poveglia.

L’associazione partecipata “Poveglia per tutti” organizza per domani una giornata sull’Isola di Poveglia, animata dall’incontro con diverse esperienze di gestione comunicativa di beni e territori.

L’iniziativa, intitolata “Tappa a Poveglia” segue al rifiuto da parte dell’Agenzia del Demanio a concedere la parte verde dell’Isola di Poveglia (la parte edificata è pericolante) all’associazione per la durata di sei anni, a termini della legislazione vigente.

“Poveglia per tutti” si è costituita con la gara indetta nel 2013 dall’Agenzia nazionale del Demanio per la concessione del diritto di superficie sull’isola per la durata di 99 anni. L’associazione ha raccolto in  pochissimo tempo, e da tutto il mondo, la cifra di 478.000 Euro, con cui ha partecipato alla gara, vinta poi dal solo altro concorrente ad aver superato il primo stadio della procedura.

Il demanio ha poi rifiutato la concessione superficiaria anche a questi, per l’incongruità dell’offerta, giudicata comunque troppo bassa.

Maggiori dettagli sul sito dell’associazione e sulla sua pagina Facebook. Twitter: @Povegliaxtutti

La locandina dell’evento può essere scaricata direttamente qui:

LocandinaTerreRianimate 27 settembre 2015

Il P.R.G. adottato prima della sentenza che accerta gli usi civici resta valido. T.A.R. Lazio Roma Sez. I ter, Sentenza 15 settembre 2015 n. 11247

La Regione Lazio respinge la domanda di legittimazione dell’occupazione abusiva  di un ampio terreno da parte di una società, che lo aveva acquistato prima  di una sentenza commissariale che ne ha dichiarato la demanialità civica.   La Regione arrivava a queste conclusioni con un procedimento invero tortuoso:  poiché il piano regolatore generale approvato dal Comune di Civitavecchia nel lontano 1967 prevedeva per l’area  la realizzazione di interventi di edilizia residenziale pubblica, questa doveva ritenersi prevalente rispetto all’interesse privato della società alla legittimazione, che pertanto doveva essere  negata.  La società ricorre, affermando tra l’altro che il piano regolatore generale, per il quale  mancano ancora ad oggi i piani attuativi,  doveva ritenersi nullo,  non potendo assegnare a terreni di uso civico una destinazione diversa.

Assunto corretto, quest’ultimo,  posto che, dichiarata l’esistenza di usi civici su un determinato territorio, è assegnato questo alla categoria A ( bosco e pascolo) questi passano alla gestione  del Comune, ma affinché i cittadini continuino a esercitarvi gli usi civici come riconosciuti.  Resta quindi impossibile per il Comune disporre del terreno in modo diverso, sia pure per altre finalità sociali di sua sicura spettanza.

Il Tar Lazio respinge il ricorso,  per quanto riguarda questo motivo, su un argomento che non può essere condiviso:  la posteriorità della sentenza dichiarativa degli usi civici sul piano regolatore generale. La sentenza commissariale che  riconosce la demanialità  civica sul terreno in questione è del 1990: tanto basta al Tar Lazio  per parlare di un vincolo che sarebbe sorto successivamente sul terreno e che, come tale, non potrebbe inficiare la validità dello strumento urbanistico.

La sentenza commissariale che accerta l’esistenza di usi civici su un determinato territorio,  essendo meramente dichiarativa, non esprime effetti solo dal momento della sua pubblicazione, ma dal momento in cui i diritti civici sono venuti a esistere. Il fatto che assai spesso questo sia indeterminabile non modifica sostanzialmente il quadro ricostruttivo della fattispecie: gli usi civici non sono in sé un vincolo, ma il presupposto di un vincolo, che si impone anche agli strumenti urbanistici adottati ma non ancora attuati.

E’ questa la situazione descritta dalla sentenza.  Ammesso e non concesso che il piano regolatore generale possa dirsi valido perché ha provato prima della “scoperta” degli usi civici, gli strumenti attuativi, mai finora adottati, non potrebbero esserlo conformemente al piano perché contrasterebbero nettamente  con il disposto dell’art. 142 h) del Codice dei Beni culturali e del Paesaggio, che tutela i terreni di uso civico per la loro destinazione propria, non per una loro generica titolarità pubblica.

 

T.A.R. Lazio Roma Sez. I ter, Sentenza 15 settembre 2015, n. 11247

Storia e futuro delle Associazioni agrarie. Un convegno della Comunanza agraria di Cancellara (Foligno). 19 settembre 2015

Si terrà domani, con l’intervento di Paolo Grossi, Fabrizio Marinelli e Pietro Catalani, Commissario agli Usi Civici per Toscana, Umbria e Lazio, un Convegno organizzato dalla Comunanza agraria di Cancellara sul futuro delle Associazioni agrarie.

Il Convegno sarà introdotto da Sandro Ciani, Responsabile della Struttura organizzativa Usi Civici della Regione Umbria.

DEPLIANT INVITO CON PROGRAMMA

#LabExpo e Beni collettivi. La dimensione giuridica dei beni comuni e il modello della proprietà collettiva.

Il Patto della Scienza  sui Beni Collettivi, in discussione questa settimana a #LabExpo evidenzia correttamente come ogni discorso sui beni collettivi sia un discorso sui diritti di proprietà. Quando economisti e sociologi parlano di beni collettivi li definiscono generalmente  su un solo modello giuridico di proprietà, quello contemporaneo, considerandolo privo di reali alternative. La nozione moderna di proprietà è centrata sull’idea di esclusività: da una prospettiva giuridica  identifichiamo  il proprietario nella sua capacità di escludere i terzi dal rapporto col bene oggetto del suo diritto. Egli potrebbe decidere di non usare della cosa, ma non per questo cesserebbe di esserne proprietario; ma se decide di non escludere i terzi dalla sua cosa egli può perdere il suo diritto, perché altri potrebbe appropriarsi della cosa al posto suo.

Il fatto dell’appropriazione, ossia quell’azione  che trasforma la natura di un bene facendolo diventare oggetto di un diritto esclusivo è del resto al centro del tradizionale dibattito sui commons: finché resta in mare, il pesce non è in proprietà di nessuno; diventa in proprietà di qualcuno nel momento in cui viene pescato, ossia fatto oggetto di appropriazione. La tragedia dei beni comuni nasce dal fatto che l’appropriazione è in linea di principio un’attività libera (Hardin), e si può evitare solo quando questa libertà viene limitata attraverso una qualsiasi forma di regolamentazione, che gli stessi soggetti interessati  allo sfruttamento della risorsa comune pongono in essere per scongiurarne l’estinzione (Ostrom).

Il problema della scienza giuridica  è che quest’ultima non può limitarsi ad accertare l’esistenza o meno di una forma di regolamentazione, ma deve analizzarne la struttura e verificare come risorga i conflitti fra diversi interessati all’uso del bene comune. Percorrendo questa strada è però evidente che esistono modelli proprietari alternativi, che spesso le teorie economiche non considerano.

Un esempio può rendere tutto più chiaro. In Governing the Commons, Elinor Ostrom prende in considerazione la vicenda del villaggio di pescatori di Alanya (Turchia). Essi erano naturalmente in competizione per sfruttare le zone di pesca più proficue; così facendo, tuttavia, stavano mettendo a rischio la riproducibilità della risorsa, col rischio concreto che nessuno riuscisse più a pescare nel futuro. Alla metà degli anni 70 i pescatori di Alanya si danno una semplice regolamentazione: all’inizio della stagione di pesca, che dura diversi mesi, a ogni barca da pesca viene assegnata una determinata zona di pesca, individuata dividendo l’intero braccio di mare come un foglio a quadretti (o, se si preferisce vista la materia, come in un gioco di “battaglia navale”). La zona assegnata non sarà sfruttata in esclusiva dalla singola imbarcazione: sarà solo la casella di partenza di un giro che durerà per l’intera stagione e che porterà quindi ogni singola barca da pesca a pescare almeno una volta in ogni singola zona. Ogni giorno ogni barca si sposta di una casella, per cui ciascuna ha le stesse chances di pesca, il che non significa che alla fine ciascuna barca avrà pescato le stesse quantità.

Questo sistema di autoregolamentazione non costruisce un modello alternativo di proprietà. Il bene in senso proprio (la risorsa ittica) è sempre in proprietà di nessuno finché non viene pescato e, dopo, diventa di proprietà di chi lo ha tratto dal mare. Il luogo da cui la risorsa viene estratta (lo spazio di mare dinanzi Alanya) non acquisisce per questo alcun regime giuridico particolare: esso rimane un qualsiasi tratto di mare territoriale. Più in radice, il sistema non può escludere terzi dall’uso del bene comune: il pescatore estraneo alla comunità ha pieno diritto di pescare, e se rispetta le regole di turnazione, lo fa su base volontaria. Detto in altri termini, la tutela della regolamentazione avviene su base obbligatoria: il singolo pescatore si obbliga verso gli altri, a condizione paritetica, a rispettare la turnazione, affrontando in caso contrario delle sanzioni.

Esistono però modelli di autoregolamentazione dell’uso della risorsa su base reale. Essi consentono di escludere gli estranei e danno luogo a un modello alternativo di proprietà,  pur presentando significativi punti in comune con il caso di Alanya. L’esempio è quello delle Partecipanze emiliane: terreni un tempo paludosi, bonificati col lavoro di generazioni durante molti secoli, che assicurano oggi ai discendenti la proprietà collettiva di enormi estensioni di terreno perfettamente coltivabile. Questo è stato nel tempo centuriato, ossia diviso secondo assi cartesiani esattamente come le zone di pesca di Alanya. Ogni appezzamento viene attribuito per un periodo, in genere fissato in 19 anni, a uno dei partecipanti. Questi lo coltiverà e lo trasferirà al nuovo assegnatario, e ne prenderà a sua volta un altro. In questo modo, le chances di coltivazione si ripartiscono uniformemente fra i legittimati, con lo stesso scopo della regolamentazione di Alanya: impedire il sovrasfruttamento che, in un terreno idraulicamente instabile, può significare la perdita della risorsa per tutti. La vera differenza con Alanya è nel fatto che i partecipanti possono escludere qualsiasi terzo e che, per questo, il bene è assoggettato a una propria disciplina, che comprende l’inalienabilità e l’indivisibilità.

 

Beni collettivi al #LabExpo dal 27 luglio al 2 agosto. Una prospettiva giuridica.

Da lunedì 27 luglio a sabato 2 agosto si terrà su Twitter un dibattito sul tema dei beni collettivi nell’ambito di Labexpo, l’iniziativa della Fondazione Feltrinelli sui temi della Carta di Milano.

Maggiori dettagli sulla pagina della Fondazione Feltrinelli.

La base di discussione può essere scaricata qui. 

Seguiremo sul blog i punti salienti della discussione, alla cui base manca forse un approccio giuridico. La giurisprudenza in tema di usi civici – e, più in generale- la storia dei diritti di proprietà collettiva hanno già dato molte delle risposte alle domande poste dalla base di discussione, che analizzeremo più compiutamente nei prossimi giorni sul blog e su Twitter (@benicollettivi).

Prezzi minimi garantiti. Il Tar Lombardia dà ragione all’Autorità e rigetta il ricorso contro lo studio del Politecnico di Milano. T.A.R. Lombardia Milano Sez. II, Sentenza 3 luglio 2015, n. 1535

Il Tar Lombardia rigetta il ricorso contro la sostanziale abolizione dei prezzi minimi garantiti di acquisto dell’energia idroelettrica da piccoli impianti. Un regime di favore che dal 2013 deve essere differenziato in ragione della fonte di produzione.

L’Autorità per l’energia elettrica e il gas ed il sistema idrico commissionò pertanto uno studio al Politecnico di Milano, il quale concluse che, per gli impianti fino a 1 MW, si dovesse abbandonare il sistema dei prezzi minimi garantiti su base annua, considerato non rappresentativo dei costi di gestione di tali impianti. La raccomandazione veniva accolta dall’Autorità.

Il Tar respinge tutti i motivi addotti dai ricorrenti, evidenziando che la decisione dell’Autorità non è censurabile, attesa la sua discrezionalità sul punto e la conformità della scelta alle informazioni a sua disposizione, appunto reperite dallo studio del Politecnico.

 T.A.R. Lombardia Milano Sez. II, Sentenza 3 luglio 2015, n. 1535

L’Agenzia del Demanio mette in vendita terreni agricoli per favorire il ricambio generazionale in agricoltura. #terrevive

L’Agenzia del Demanio ha presentato oggi il programma Terrevive, finalizzato alla vendita o alla locazione di fondi agricoli del valore inferiore a €100.000 ciascuno, per favorire la piccola imprenditoria agricola, soprattutto presso i giovani, cui è garantito un diritto di prelazione. L’operazione riguarda più di 80 terreni agricoli o a vocazione agricola in Puglia, Basilicata, Toscana, Umbria, Lazio e Veneto. La partecipazione alle gare avviene esclusivamente online, attraverso la piattaforma telematica dell’Agenzia del Demanio Italian Public Real Estate ((https://italianpublicrealestate.agenziademanio.it/web/login.html).

Per la Toscana la scadenza è al 7 settembre, mentre per Puglia e Basilicata il termine è al 21 settembre per i terreni in vendita, al 15 settembre per quelli in locazione. Il termine per il Veneto è il 22 settembre 2015.

Nel Lazio il termine è al 15 settembre.

In  Puglia e Basilicata l’avviso d’asta riguarda 24 lotti di terreno in vendita e 15 lotti in locazione per un periodo di 15 anni. In Veneto sono messi  in vendita 28 lotti di terreno; in Toscana e Umbria sono in vendita 11 appezzamenti, mentre per 4  è prevista la locazione per un periodo di 15 anni.

I bandi di gara prevedono l’annullamento delle offerte al ribasso rispetto al prezzo base, e l’apertura di una seconda fase di gara in caso di offerte di eguale importo. I terreni occupati non vengono assegnati al vincitore dell’asta prima di trenta giorni, per dar modo all’occupante di esercitare il diritto di prelazione allo stesso prezzo di gara.

Bando per il Veneto

Bando per la Toscana e l’Umbria

Bando per la Puglia e la Basilicata

Bando per l’Abruzzo e il Molise

Bando per il Lazio

Il provvedimento di diniego della legittimazione dell’occupazione abusiva di un terreno di uso civico è impugnabile dinanzi al giudice amministrativo, se l’esistenza degli usi non è contestata. T.A.R. Puglia Bari Sez. III, Sentenza 8 luglio 2015, n. 976

Un comune pugliese permuta nel lontano 1984 un terreno definito di “proprietà comunale” con un suolo edificatorio di privati. Questi chiedono più volte ciò che la sentenza chiama “affrancazione/ legittimazione” del fondo,  non ricevendo alcuna risposta. Impugnano pertanto il silenzio dell’amministrazione, la quale resiste eccependo innanzitutto il difetto di giurisdizione del giudice amministrativo in favore del Commissario liquidatore per gli usi civici. Il Tar, facendo applicazione dei consolidati principi, stabilisce che vi è competenza esclusiva del Commissario liquidatore tutte le volte in cui si faccia questione della natura civica del suolo. Ove però questa sia incontestata tra le parti, è nella giurisdizione del giudice amministrativo la domanda  verso l’ingiustificato silenzio della pubblica amministrazione che, ricevendo l’istanza di affrancazione-legittimazione, deve comunque al cittadino istante una risposta, positiva o negativa, stante anche il chiaro disposto della legislazione regionale in materia.

T.A.R. Puglia Bari Sez. III, Sent., 08-07-2015, n. 976

Il servizio portuale non può essere messo in gara finché non scade la proroga di legge della concessione del demanio portuale.T.A.R. Lazio Roma Sez. II bis, Sentenza 9 luglio 2015, n. 9258

Il Tar Lazio si pronuncia sulla proroga delle concessioni demaniali  in essere al 30 dicembre 2009, disposta originariamente dall’art. 1 comma 18 del d.l. n. 194 del 2009  fino al 31 dicembre 2015 e ulteriormente prorogata al 31 dicembre 2020 dall’art. 34 duodecies del d.l. n. 179 del 2012. Il caso prospettato al giudice amministrativo è in materia di demanio lacuale,  cui la proroga del d.l. 194 del 2009  è stata estesa di recente dall’art. 1 comma 547 della Legge di Stabilità 2013 (l. n. 228/2012).

Un comune aveva  comunicato alla società che gestiva il porto lacustre la cessazione delle concessioni demaniali, come atto prodromico all’indizione di un’apposita gara per l’affidamento dei  servizi portuali di ricovero e darsena di  imbarcazioni da diporto.

Il Tar  accoglie il ricorso principale della società concessionaria, basata sulla proroga ex lege della concessione in virtù della successione tra i provvedimenti sopra citati. A giudizio del Tar, l’oggetto della concessione è un’attività portuale che trova necessario presupposto nella concessione in esclusiva di area demaniale: questa funge da “limite spaziale” per l’esercizio della prima.   Ne consegue  l’inseparabilità tra le due concessioni e pertanto che la proroga della concessione del bene demaniale determina di necessità una pari proroga della concessione relativa all’esercizio dell’attività portuale che su questo bene deve svolgersi in esclusiva. La pubblica amministrazione non può quindi bandire la gara per l’espletamento di un servizio prima affidato al concessionario  del porto in quanto bene demaniale, prima che sia venuto definitivamente a spirare il titolo di quest’ultima concessione.

T.A.R. Lazio Roma Sez. II bis, Sentenza 9 luglio 2015, n. 9258